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Avalon Eidolon Impressioni d'ascolto: Daniele Bonaduce recensisce le Avalon Eidolon

Nell'accingermi a scrivere una qualsiasi recensione di un oggetto hi-end, attività che svolgo unicamente per diletto, mio e di alcuni amici con cui condivido questa passione, mi pongo sempre diverse domande e dubbi riguardanti l'effettiva utilità di una sua pubblicazione in Rete, cioè in uno spazio pubblico, variamente frequentato, che già pullula di recensioni, racconti, testimonianze, interventi, discussioni di ogni tipo, riguardanti l'alta fedeltà e i suoi mitizzati protagonisti. Tra gli oggetti del desiderio più universalmente ambiti da questo piccolo cosmo di navigatori appassionati e instancabili cacciatori di informazioni, c'è sicuramente Avalon Acoustic, un marchio produttore di diffusori acustici prestigiosi di cui ricordo solo alcuni modelli storici: Ascent, Avatar, Radian, Opus, Ascendant e Eidolon, modelli dei quali è già stato detto e scritto tutto. Sulla Rete ho contato almeno una mezza dozzina di recensioni riguardanti le sole Eidolon (nessuna in italiano), quindi cos'altro potrei mai aggiungere alle descrizioni osannanti di quei recensori? D'altra parte perchè sorprendersi del loro entusiasmo quando, da almeno 15 anni, i diffusori Avalon sono annoverati dalla critica di tutto il mondo tra i massimi sistemi (se non il top assoluto) di diffusione del suono? Nel corso degli ultimi anni, quasi tutte le mostre di alta fedeltà hanno decretato, tra i sistemi meglio suonanti, quelli in cui suonavano i diffusori Avalon, quindi ormai tutti conoscono le caratteristiche di grandissima musicalità e accuratezza sonica di questi gioielli. E allora perchè sprecare tempo con un altro sterile elenco di superlativi assoluti che i più immaginano prima ancora di leggere (alla fin fine le recensioni si assomigliano tutte)?

A queste domande si potrebbe semplicisticamente rispondere che il senso più autentico della Rete è esattamente quello di permettere a tutti di esprimere e diffondere le proprie opinioni, senza censure e condizionamenti esterni di varia natura, qualunque esse siano e indipendentemente da quante informazioni siano già disponibili. Ma il mio dubbio non era questo, ovvero non riguardava il fatto di essere o meno libero di pubblicare (che grazie a dio posso fare senza dover chiedere il permesso a nessuno!) quanto cosa dire di nuovo a proposito delle Avalon Eidolon, il mio nuovo diffusore di riferimento. Forse più che parlare delle Eidolon secondo gli schemi canonici di una certa prassi giornalistica, potrebbe essere più interessante raccontare la mia esperienza con le Eidolon, anche se questo approccio non piacerà a qualcuno dei (mal)capitati lettori di queste pagine e verrà etichettato (come fosse la peggior offesa) come "autoreferenziale". Pazienza! Da parte mia considero autoreferenziali quelle pessime recensioni-pretesto che hanno lo scopo esclusivo di magnificare sè stessi, celebrare il proprio sistema e/o l'ultimo acquisto, fatte da molti "colleghi" audiofili convinti di avercelo sempre "più lungo" dell'intera tribù (salvo scoprire amaramente che in questo ambito non è mai "lungo" abbastanza e che l'unico risultato certo di queste esibizioni penose è quello di fare delle figure barbine..). In definitiva, l'autoreferenzialità è un orientamento psicologico negativo delle persone narcisiste ed immature che inficia l'attendibilità di un recensore e dei giudizi da lui espressi e non c'entra nulla con la libera espressione di opinioni personali derivanti da fatti direttamente vissuti e raccontati in prima persona dal soggetto.

 

Prime impressioni:

La prova di un diffusore di questa levatura richiede tempo. Ci sono varie fasi che devono essere attraversate: la fase iniziale del rodaggio, dei primi esperimenti di posizionamento e delle prime impressioni relative, poi la fase dell'innamoramento, quando ho trovato grosso modo la collocazione giusta e per due giorni ho pensato solo ad ascoltare i miei dischi preferiti, riscoprendoli ed esaltandomi della loro "novità", poi quella necessaria del confronto diretto con i miei diffusori di riferimento (le JmLab Utopia Alto Be) che andavano a sostituire ed infine la fase della "verità finale", di cui parlerò tra breve.

Bene, inziamo... ma inziamo dalla fine, cioè dalla descrizione delle caratteristiche soniche delle Eidolon o dal principio? Il principio potrebbe essere questo: come mai ho deciso di provare le Avalon nel mio impianto? La risposta non è semplice e non è una sola, ma la più importante è questa: perchè non ero più tanto soddisfatto del suono delle mie JmLab Utopia Alto Be. Quale è stata la "ragione sonica" (o audiofila) di questo cambiamento di opinione? Pur non nascondendomi la possibilità ipotetica di altre ragioni, secondo me, il motivo è rappresentato dall'inserimento nel mio sistema di una nuova sorgente digitale di classe eccelsa (Metronome Kalista e C2A Signature) la quale ha, in un certo senso, da sconvolto l'equilibrio precedentemente raggiunto, mostrando certi limiti che prima non avvertivo. D'un tratto è emersa una consapevolezza che gli audiofili conoscono molto bene, cioè la sensazione che l'impianto fosse arrivato al capolinea e non fosse ulteriormente migliorabile! In questo caso, avendo sostituito entrambe le sorgenti, il pre e l'ampli, l'anello debole era rappresentato dai diffusori. Per carità, il suono finale era veramente eccezionale e sicuramente in grado di coinvolgermi ed emozionarmi per molti anni ancora, ma... è inutile girarci intorno, la Dea Kalista aveva messo a nudo una certa freddezza della gamma alta, dei limiti dinamici, una certa propensione al suono forward, una piccola mancanza di musicalità sulle voci delle mia amate Utopia!

Detto questo, le prime impressioni delle Eidolon sono state subito conflittuali. Si avvertiva subito, fin dal primo grossolano (e del tutto erroneo) posizionamento che il sistema Avalon era per certi versi antitetico e al tempo stesso oggettivamente superiore alle JmLab, in particolare nei parametri di bilanciamento e coerenza timbrica, soundstage, dinamica (nel modo "senza sforzo" di restituire ampi scarti dinamici), ma c'era qualcosa nel suono Avalon che faticavo ad accettare, in particolare quella dolcezza pervasiva della gamma alta che un tempo avrei considerato un difetto (...) e quel senso quasi stordente di coerenza e di neutralità.

In effetti , il suono delle Avalon all'inizio è "strano" (e affascinante) perché a differenza di altri diffusori ultra-precisi (tra cui, ad esempio le Thiel o le ProAc o le Infinity oltre che le JmLab) è meno enfatizzato in gamma alta, quindi in un primo momento può sembrare meno arioso o vivace. Non è così! Quello che realmente colpisce e sconcerta è come abbiano fatto ad unire insieme caratteristiche spesso inconciliabili come una trasparenza e un dettaglio da record con una dolcezza e naturalezza simile (in questo ricordano un po' la Stax Omega, se non fosse per una dinamica superlativa che queste cuffie si sognano). Peraltro, anche il Kalista va in questa direzione e eccelle nella resa dinamica senza sforzo e nella velocità spettacolare con cui riproduce i transienti... vi lascio quindi immaginare il risultato di questo accoppiamento...

In questa fase, emergevano anche le seguenti caratteristiche soniche:

DINAMICA: le Avalon sembrano non conoscere le parole "clipping" (si, lo so, non è corretto...), distorsione, "indurimento", sforzo, etc.

SOUNDSTAGE: le Eidolon SPARISCONO del tutto... non è solo una questione di trasparenza e di assenza di colorazioni, è una questione collegata alla mancanza di sforzo, di scalini dinamici, di coerenza della risposta, di adattabilità all'ambiente... Certe volte quasi non si capisce da dove provenga il suono tanto è svincolato dai diffusori... qui le JmLab sembrano quasi "monitor" al confronto... con le Avalon invece il suono sembra provenire sempre da "dietro" (ma dietro cosa?)

GAMMA BASSA: per quanto si tratti di un bass reflex con condotto verso il basso, le Avalon hanno un basso stupendamente frenato e controllato anche se mantiene un peso e un impatto che i diffusori elettrostatici si sognano (e non si immaginano nemmeno durante il sogno). L'impatto, anzi lo "slam", con certa musica elettronica è sconvolgente. Probabilmente scende più di quello delle JmLab... tanto per dare una base oggettiva alle mie sensazioni cerco in giro e trovo conferma: i 20 Hz sono a -1,5 db (!), quindi un basso da oltretomba, ma non è tanto questo che impressiona (di bassi profondi ne abbiamo sentiti tanti), quanto la sua qualità, infatti quello che inchioda sul divano è la sua articolazione, la mancanza di distorsioni e di code (sicuramente merito del mobile), la sua pulizia veramente incredibile. Tradotto in soldoni, significa un'enormità di dettagli che prima erano nascosti e che adesso vengono fuori dai dischi sentiti un milione di volte, dettagli situati dove meno te li aspetteresti, cioè in gamma medio-bassa, nella zona della melma e (prima) della confusione... Oltre al cuore però il basso delle Eidolon colpisce anche l'anima, o meglio l'intelletto, perché ha una compostezza, una rotondità, una sensibilità tonale, un "pitch" naturale che rispetta il colore degli strumenti gravi e che ricordo di aver sentito solo una volta in vita mia e precisamente con le indimenticabili Snell IIIa, a cui le Eidolon assomigliano per alcuni versi, vedi dolcezza della gamma alta, vedi naturalezza della gamma media, ma soprattutto per la "facilità" con cui suonano ad alto volume.

Altre qualità rare ed entusiasmanti: l'assenza di qualsiasi sensazione di spietatezza (qui è ovvio che la sorgenete francese ha il suo peso), il mix di accuratezza, trasparenza e ariosità coniugate ad uno spessore plastico, a una consistenza e peso del basso, a una stabilità del soundstage che non avevo mai sentito prima, la velocità incredibile di risposta degli altoparlanti ai transienti, la notevolissima ricchezza di nuance e la naturalezza con cui vengono riprodotte, la capacità di suonare ad alto volume senza minimamente collassare la scena, indurire i timbri e delocalizzare gli strumenti, infine la qualità più spettacolare: la sparizione totale come sorgente del suono.

In sintesi: un diffusore completissimo, in grado di emozionare con i generi moderni ma anche di incantare con la sua precisione timbrica e naturalezza con la musica acustica, passando con disinvoltura da un genere all'altro, barocco, jazz, grande orchestra, solo piano, musica da camera... non ci sono preferenze di nessun tipo.

Venendo al confronto con le JmLab Utopia Alto Be, posso dire che su alcuni parametri, ad esempio la trasparenza della gamma media, il dettaglio, l'ariosità, etc. i due diffusori se la battono, anzi le Utopia vincono come ariosità ma, forse, è solo un'impressione legata al maggior presenza della gamma alta. Le Avalon invece sono più dolci e si lasciano preferire con la musica sinfonica per via di quella mancanza di indurimenti nei momenti ad alto contenuto dinamico.

Restava però la fastidiosa sensazione che le JmLab fossero, sì meno musicali, ma più "vivaci" ed emozionanti delle Avalon... forse a ragione, visto che le prime hanno un suono molto aperto, luminoso, trasparente, cristallino, per certi versi spettacolare, mentre le Eidolon sono apparentemente più compassate, più dolci, più naturalmente musicali. Il problema che si poneva era cioè quello di stabilire quale delle due impronte soniche preferissi. Come ha scritto da qualche parte un ottimo giornalista, esistono due filosofie differenti alla base dei nostri gusti in tema di riproduzione musicale: da una parte ci sono quelli che cercano una riproduzione conforme alla realtà originale (il più possibile fedele al Suono Assoluto, che altro non è che il suono della musica dal vivo), dall'altra quelli che considerano più importante la ricerca di una sonorità conforme al proprio gusto personale (magari a rischio di una soggettiva enfatizzazione di alcuni aspetti del reale, ritenuti arbitrariamente più emozionanti di altri). La stessa cosa avviene per quanto riguarda l'impronta sonica dei vari oggetti hi-end scelta dal loro progettista. A volte, come in questo caso, le differenze tra i due approcci riproduttivi sono molto sottili ed emergono solo grazie al confronto diretto (per questo motivo è utilissimo fare queste prove), ebbene le Avalon appartengono senz'altro alla prima categoria di oggetti hi-end, le JmLab alla seconda. Una volta accertato questo, mi sono guardato bene dal "correggere" queste differenze, come fanno alcuni ricorrendo, ad esempio, ad accoppiamenti "compensativi" e "sinergie" ibride, anzi ho scelto i cavi più neutrali che conosco (White Gold preferiti ai MIT Oracle) in modo da preservare e se possibile esaltare le relative impostazioni.

Dunque, che cosa ha fatto pendere la bilancia dalla parte delle Avalon? Nient'altro che il loro essere più CONVINCENTI da un punto di vista musicale! In buona sostanza, le Eidolon hanno una speciale *qualità del suono* che le JmLab non hanno e che realmente è difficile spiegare a parole, trattandosi di una qualità che va ben oltre alla somma di tutte le caratteristiche descritte (soundstage, gamma media, basso, dinamica..) e che si avvicina più fedelmente al suono reale. In un certo senso, la prova di oggetti di questo livello è solo un'attesa... un'attesa che una verità finale si manifesti spontaneamente. Ma è il modo in cui si occupa questa attesa, cioè sono le decisioni prese a metà percorso a far pendere l'ago della bilancia da una parte o dall'altra. E qui, esattamente qui, entrano in gioco le differenze, non solo "di gusto" (che non vuol dire nulla) ma direi soprattutto di tipo metodologico e culturale nel modo di concepire la riproduzione di un evento musicale.

 

Gennaio 2007

Daniele Bonaduce