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Il rodaggio corretto delle valvole

Il rodaggio delle valvole e le 300b PSVANE 


In questo articolo  parlerò del rodaggio dei tubi termoionici, della modalità per effettuarlo e dei suoi effetti,  e delle 300 b della factory cinese Psvane riallacciandomi all’articolo sulle 300b pubblicato su AG  n. 10, rendendo così, credo, pressoché completa l’informazione sulle 300 b di alto livello oggi disponibili. 


La polemica fra gli audiofili credenti ed i perenni dubbiosi cova costantemente sotto la cenere, pronta a dividerli: il rodaggio giova?

 Un amplificatore, dei diffusori, una testina suonano al loro massimo fin da subito, da nuovi, od hanno bisogno di un certo periodo di funzionamento per raggiungere la  loro performance migliore?  

Quasi tutti i costruttori di apparecchi elettronici e diffusori di alto livello ne parlano nei loro eleganti libretti di istruzioni: “Questo apparecchio  raggiunge il massimo dopo tot ore di funzionamento ….”. 

Gli scettici non li credono. Capisco! Il concetto di rodaggio subitaneamente si correla allo “slegarsi” di vincoli, all’oliarsi di ingranaggi, a roba meccanica, insomma!

Meccanica del passato! Un concetto che evoca romantiche auto del periodo del boom economico: la 600, la 1100, la Simca, la Giulia, la Kadett, ecc. . Chi sente più parlare, oggi, del rodaggio di un’ auto appena  acquistata?

Sarà perché sono “piene di elettronica” ! 

E con l’elettronica, il rodaggio, che c’ha a che fare?

Nulla, verrebbe, appunto, da dire !

Avalon, per tutti i suoi diffusori, parla di 300 ore di rodaggio (è una previsione ottimistica: per mia esperienza ne servono anche di più). Per rendere i coni e le loro sospensioni sciolti e massimamente performanti  basta un terzo di questo tempo! Tutto il rimanente monte ore serve ai componenti del crossover! Più sono di qualità e più è necessario un lungo periodo di lavoro iniziale! Così si dice! Così affermano molti costruttori di prodotti elettronici di alta qualità e costo, spostando decisamente l’attenzione dell’acquirente  dal rodaggio delle parti meccaniche a quello dei componenti elettronici.

Fra questi ci sono le valvole termoioniche, congegni affascinanti largamente impiegati (ed amati) nel campo dell’amplificazione di apparecchi per riproduzione audio domestica o per dar voce (ed anima) ad alcuni strumenti come la chitarra elettrica.

Volendo realizzare un significativo test sul rodaggio delle valvole per verificare se, almeno su esse,  avesse efficacia, ho fatto due cose:

    • successivamente alla maxi-prova sulle  300b  pubblicata sul numero 10 di Audio Gallery , ho sviluppato  una certa curiosità per le 300b Psvane.  Essendomi reso conto che probabilmente  avevo lasciato fuori dalla contesa un competitore importante, sono corso ai ripari e ne ho acquistate  due coppie nuove: la  top di gamma Psvane Western Electric Classic Replica e la loro proposta di costo medio, la T series mark II (T II). 

    • per il loro rodaggio ho utilizzato uno speciale congegno elettronico appositamente messo a punto dall’ing. Fulvio Chiappetta della S.I. Audio per le 300 b;


Cos’è una valvola

La valvola, o tubo termoionico, è in estrema sintesi un’ampolla sotto vuoto con due elementi dentro (più uno, che vedremo dopo): un filamento ed una piastrina posti ad una certa distanza. Applicando una determinata differenza di potenziale, si instaura fra essi una ingente circolazione di corrente. 

Ciò accade perché il filamento, se attraversato da un adeguato passaggio di corrente, diviene incandescente ed emette elettroni i quali, nel vuoto dell’ampolla, sono attratti dall’altro elettrodo, generando così una più rilevante circolazione di corrente pur in assenza di un collegamento diretto fra i due poli. Una modesta potenza in ingresso viene amplificata diventando più ingente in uscita.   E’ ciò che avviene in termini di luce  in una lampadina col tradizionale  filamento in tungsteno quando, attraversato dalla corrente, diviene incandescente (come succede in certi super-triodi o con le 300b Elrog, che hanno il filamento in tungsteno  - questo metallo, quando è reso incandescente, ha uno spettro luminoso ben visibile dall’occhio  umano; altre sostanze utilizzate per il filamento delle valvole hanno uno spettro di visibilità che si colloca al di fuori della percezione umana e perciò divengono incandescenti senza che noi possiamo direttamente osservare tale stato).

 Ma una valvola … non è solo questo! Per modulare il flusso di ioni fra un elettrodo e l’altro ha un terzo elemento: la griglia. Senza di questa, un tubo termoionico, fatto di soli filamento e piastra, è un aggeggio ingestibile. La griglia regola il passaggio di elettrodi fra catodo ed anodo.

 Sempre parlando molto genericamente, va detto infine che non esistono solo valvole con il filamento  che si scalda direttamente per passaggio di corrente. Anzi, queste, che producono certi vantaggi sonori, sono una minoranza a causa delle loro maggiori limitazioni applicative. La maggior parte dei tipi di valvole sono a riscaldamento indiretto, ovvero con il catodo che viene riscaldato dal calore irraggiato da un altro filamento isolato elettricamente da esso.


Il rodaggio delle valvole

Per ragioni varie, il filamento (catodo), a riscaldamento diretto o indiretto che sia, la griglia e la placca (anodo)  non sono realizzati con metalli puri, ma vengono rivestiti con materiali differenti.

Ad esempio, in certi super-triodi a riscaldamento diretto, il filamento in tungsteno non viene mai impiegato da solo, ma, per esaltarne le capacità di emissione, viene ricoperto da uno strato di ossido di torio. Il rivestimento del filamento viene ottenuto per immersione o con la tecnica a spruzzo.

Lo strato che così si deposita e che avvolge il catodo però non risulta essere mai omogeneo come dovrebbe. In certi punti rimane più spesso, in altri più sottile. Così, il filamento, non ha un comportamento emissivo costante in ogni suo punto, ma vi  sono aree con una vigorosa produzione di elettroni, quelle maggiormente ricoperte, accanto ad altre “più pigre”, quelle col rivestimento  di spessore più sottile.

Ciò comporta una più elevato caos  della migrazione di elettroni fra i poli ed un  peggior funzionamento della valvola, ovvero un allontanamento dai parametri elettrici standard,  cioè una resa sonora non corretta.

E’ come se un’auto non riuscisse ad andare diritta perché ogni ruota esercita un’ imprevedibilmente differente spinta al suolo. Per fortuna però le aree del filamento dove il deposito di ossido è più marcato, essendo le più attive, sono soggette ad un consumo più rapido: piano piano,  col funzionamento, lo scorrere della corrente al suo interno fa sì che gli strati più spessi di ossido vadano assottigliandosi equiparandosi a quelli in origine sottili e quindi accade che  la produzione di elettroni divenga omogenea, si equivalga su tutto l’elettrodo. Quindi le  aree di catodo (ed anche dell’anodo, spesso arricchito con depositi di grafite)  caratterizzate da una  maggiore capacità di emissione subiscono un più rapido esaurimento e ciò  livella il rendimento dell’elettrodo lungo tutta la sua superficie.

 E così … l’auto può ora viaggiare in modo efficiente ed efficace,  poiché la trazione delle ruote è quella auspicata.

Questo è ciò che avviene ad un tubo termoionico durante il rodaggio.

Alcune variabili  da tenere presenti:

    1) Più gli elettrodi sono grandi (come nelle valvole finali), più lavoro diviene necessario per rendere l’emissione corretta e quindi il rodaggio deve essere più lungo.

    2) In genere i tubi N.O.S. risultano ossidati in modo più omogeneo e meno marcato rispetto a quelli di nuova produzione. Perciò necessitano di un periodo di  rodaggio più breve. Ciò comporta anche un minor tempo  di riscaldamento, di “entrata in coppia”, ovvero un più breve lasso di tempo necessario per la formazione della nube di elettroni.


Il rodaggio indotto

Un buon rodaggio (non solo delle valvole) deve prevedere una certa alternanza fra cicli di lavoro e di riposo. Il lavoro consiste in un’adeguata sollecitazione  del dispositivo da rodare  con un segnale a larga banda di ampiezza ondivaga e ricco di forti transienti. 

Ovviamente il rodaggio può avvenire per via “naturale” , ovvero tramite la normale utilizzazione del dispositivo sollecitato con materiale sonoro non specificamente ideato allo scopo, tipicamente  “comode”tracce musicali da tenere a basso livello e povere delle necessarie dinamiche. Questo “metodo” comporta tempi di completamento estremamente dilatati e  risultati lungamente instabili.  

Oltre questa via esiste quella del rodaggio indotto o forzato.

Si ottiene con un segnale elettrico apposito,  un larga banda multi-burst  ad alta intensità e dinamica,  emesso da  un dispositivo elettronico sul quale vengono innestate le valvole per 48-72 ore.

La Amperex, storica azienda americana produttrice di tubi, fu tra i primi ad utilizzare questo procedimento. Il mitico marchio “Bubble Boy” distingueva proprio le loro valvole sottoposte a rodaggio forzato da quelle nuove-nuove. La differenza in termini sonori a favore delle prime era così significativa da giustificare la notevole differenza di prezzo che intercorreva fra esse  e quelle non sottoposte al trattamento. 

L’ing. Fulvio Chiappetta ha recentemente messo a punto un dispositivo elettronico dedicato al rodaggio delle 300 b che si ispira ai concetti suddetti.

Ho voluto provarlo utilizzando le Psavane Western Electric Replica e le TII appena acquistate.


Risultati strumentali e sonori del rodaggio

I parametri che caratterizzano maggiormente il funzionamento di una valvola nella sua funzione di amplificazione sono quelli che correlano il segnale d’ingresso con quello in uscita.

Un segnale viene descritto da due importanti grandezze elettriche: la tensione e la corrente.

In teoria  quindi, per indicare il funzionamento di un tubo, le  grandezze da valutare dovrebbero essere 4:

    1) la tensione in uscita rispetto a quella in ingresso;

    2) la tensione in uscita rispetto alla corrente in ingresso;

    3) la corrente in uscita rispetto alla tensione in ingresso,

    4) la  corrente in uscita rispetto a quella in ingresso.

Ai nostri fini attuali divengono essenziali le correlazioni 1 e 3 , ovvero:

        A) il Fattore di amplificazione (Mu): la tensione in uscita in funzione di quella in ingresso;

        B) la Trans Conduttanza (Gm – si legge g con m): la corrente in uscita in funzione della tensione in ingresso.

“A”  è determinato dalla geometria di un tubo e risulta essere sostanzialmente invariante col rodaggio, il quale invece agisce decisamente e chiaramente su “B”!

Abbiamo misurato un incremento del 5% della trans conduttanza  dopo il rodaggio indotto  (le misurazioni sono state fatte anche su alcune 300 b che avevano avuto un breve periodo di rodaggio “naturale”) .

Il 5% non mi pare poco! Ora, la domanda potrebbe essere:  quanto, il 5%, è …percepibile?

A mio parere è chiaramente avvertibile in termini di un aumento  del fuoco, della stabilità e della  solidità del soundstage, dell’estensione in frequenza, in termini di articolazione e dinamiche più elevate.

Ad esempio, dopo aver trattato una coppia di 300b KR col rodaggio indotto, lo spazio della registrazione  del cd ARTS 47616-2 “A. Scarlatti: Concerti Grossi” è divenuto più ampio e definito, l’organo più corposo e profondo, gli archi più vividi, tangibili, arricchiti di armoniche e nuances .

Altro esempio: il testo del brano “Ultimo Amore” tratto dal CD “Live in Volvo” di Vinicio Capossela si è rivelato più intelligibile, comprensibile dopo il completamento forzato del rodaggio. Potrei proseguire, ma credo che il concetto sia ormai acclarato: sia le misure che l’ascolto dimostrano un significativo  miglioramento qualitativo del suono.

Ovviamente ciò è apprezzabile in contesti in cui il sistema di riproduzione abbia qualità intrinseche  e sia collocato in situazioni acustiche adeguate a rendere manifeste le differenze più raffinate.



Le 300 b Psvane W E Replica


Come per  le coppie testate  sul n.10 di AG, ho provato queste 300 b di origine cinese installandole sull’amplificatore  “Alieno”,  un OTL – OCL da 250 watt per canale di nuovissima concezione, utilizzando ancora  i diffusori Conquistar, le stesse fonti e lo stesso set-up e trattamento acustico, fatto da alcuni DAAD e dai risonatori variabili Volcano e Polifemo .

Psvane è un consistente produttore orientale di valvole. Ne ha in catalogo una nutrita scelta,  collocata in un largo ventaglio di prezzi. Ad esempio propone tre tipi di 300 b: una versione più economica a circa 200 euro la coppia, una di medio livello, la T II, a  un po’ meno di 400 euro la coppia, e il top di gamma, la Western Electric replica, a circa 900 euro la coppia.

L’aspetto di quest’ultima non tradisce il suo nome: è esattamente come una Western Electric replicata dalla Western Electric (WE). La confezione è invece differente: scatola in legno per la coppia di WE ; due eleganti scatole di robusto cartone per le altre due 300b Psvane.

Le differenze che vanno oltre le apparenze sono a favore della coppia cinese!

Mi riferisco al suono! Le Psvane, a mio parere, offrono una più accurata qualità sonora  rispetto alle produzioni di 300 b post ‘88 marchiate Western Electric USA che ho potuto sentire.


 Come suonano


Equilibrio tonale: tendente al caldo, all’ “avvolgente”, al rotondo.

Spingono soprattutto nella zona delle frequenze  medie  e dei bassi superiori. Ciò conferisce un accenno di calore al suono pur tuttavia senza renderlo ambrato od opaco. 


Estensione in frequenza: 85

Non è una valvola  “mediosa” come la WE-WE  provata nel n. 10 di AG! 

Il suono della 300b Psvane WE Replica ha più spessore ed è più completo e neutro.


Microcontrasto, finezza di grana: 90

Vicinissimi al livello delle Elrog e delle Takatsuki.


Dinamica: 90

Transienti restituiti con velocità ed impatto, naturalmente rapidi sia nel crescere che nel decrescere, magica sensazione di pulsante, vivida energia sonora.


Immagine sonora: 85

Differentemente dalle repliche  americane, le cinesi trasportano l’ascoltatore là dove è stata fatta la registrazione privilegiando la profondità all’ampiezza del fronte sonoro.


Messa a fuoco, senso di presenza, trasparenza: 90

Eccellenti per gli strumenti di ogni registro


Tot = 440


L’attento e fedele lettore di Audio Gallery, confrontando queste note con quelle dell’articolo sulle 300b del n. 10, potrà osservare come la classe, l’equilibrio siano la sintesi sonora saliente di questo triodo cinese, che si smarca dalle caratteristiche della WE replica americana, andando a somigliare di più alla giapponese Takatsuki.

A mio parere, quest’ultima, la tedesca Elrog,  e la  Psvane WE Replica stanno sul podio delle migliori    

300b di nuova produzione oggi disponibili.

Però, i triodi cinesi, rispetto alle Emission Lab ed alle KR (quest’ultime, seguendo le conclusioni dell’articolo sulle 300b del n. 10, si collocherebbero subito sotto le Psvane), hanno usufruito dei vantaggi del rodaggio indotto. In effetti, anche le KR, successivamente sottoposte al medesimo trattamento, hanno molto migliorato la loro performance in termini di naturalezza in gamma alta, giungendo, con le loro peculiari caratteristiche soniche, più vicine alla vetta. 

Tuttavia ciò che mi ha colpito dei tubi cinesi è stata la completezza, l’equilibrio, l’elegante “portamento”, aspetti che sicuramente vengono restituiti nella loro pienezza da un rodaggio ben fatto, ma che certamente non possono manifestarsi  se non presenti già in origine nel  DNA  sonoro della valvola.

Contestualmente alla prova delle 300b Replica ho anche testato le T series mark II (T II), che, lo dico subito, sono state una sorpresa. Alcune particolarità costruttive come l’opacizzazione del vetro effettuata in carbonio cristallizzato, la base in teflon della valvola con i suoi piedini dorati,  le rigorose misure d’accoppiamento,  la rendono “provocante” ed interessante.

Il suono  ha il DNA delle WE Replica con un pizzico meno di raffinatezza e di rotondità; con più o meno gli stessi bassi, però!

Insomma una 300b  che costa il doppio di una Electro Harmonix basica, ma che rispetto alla quale suona in modo assai più  elegante e completo e che costa la metà della Psvane top di gamma, della quale suona solo di poco in modo meno intrigante.

A mio parere è la valvola ideale per elevare le performances  di quegli amplificatori che impiegano un buon numero di 300b, per i quali …. non diviene “conveniente” l’utilizzazione di triodi troppo costosi.

E’ una soluzione comunque migliorativa e non (relativamente) così dispendiosa per qualsiasi amplificatore necessitasse la sostituzione delle sue 300b standard.

Sia le WE Replica, sia le T II pongono la produzione di valvole cinesi di alta qualità sotto una nuova luce, su un piano paritario rispetto al resto della produzione europea, giapponese o americana di valvole nuove dalle accurate prestazioni soniche. Abituato a ritenere i prodotti HiFi cinesi una categoria sotto gli occidentali, ciò ha rappresentato motivo di riflessione e di probabile revisione. 

Termino infatti con una domanda: il fatto che  là, oggi, si manifestino evidenti capacità di produrre “ingredienti” ottimamente suonanti e ben “tarati” commercialmente come queste 300b Psvane, è sintomo che l’infanzia dell’Hi-End cinese ha avuto termine e che stanno per affacciarsi sul mercato i prodotti della loro maturità audio? 

Buone note

Italo Adami