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Mixing Monitor, Dio perdona. Loro no!

AVALON MIXING MONITOR, Dio perdona . loro no!  di Angelo Jasparro

 

            Vorrei iniziare queste mie considerazioni accennando alle annose diatribe tra i fautori dei diffusori bookshelf, midi, mini o micro che siano e tutti gli altri, quelli del "più grosso è, meglio è". Salomonicamente posso affermare che la mia esperienza in anni d'ascolto di tutte le categorie ed in svariati ambienti mi suggerisce che la soluzione perfetta non è ancora in vista. Prima di tutto vengono le preferenze personali, poi seguono i problemi di acustica che ogni ambiente porta con sé ed infine le metodologie di ascolto, soprattutto in funzione della pressione sonora consentita da familiari e vicini di casa.

 

            Tra i sostenitori ad oltranza dei piccoli diffusori troviamo normalmente il "Club delle 3/5", i famosi minimonitor su progetto BBC, prodotti per numerosi anni da varie Case e dei quali esiste ancora qualcosa in produzione. Mi rendo perfettamente conto di essere pericolosamente sull'orlo del baratro se affronto questo discorso, ficcando il naso in una specie di setta di persone disposte ad accoltellarsi sulle preferenze che variano al variare dell'impedenza di modelli dello stesso costruttore. Eppure non posso trattenermi dal dire la mia, conscio degli strali che mi attirerò come se piovesse, rivendicando la mia libertà di affermare che il mito non è più tale da tempo, secondo la mia modesta opinione. Le tecnologie di altoparlanti e crossover hanno fatto passi avanti notevoli, checché se ne dica. Evidentemente le orecchie sono sempre le stesse e quello che era piacevole da ascoltare allora lo è anche adesso. Quello su cui non concordo è che non si possa proporre qualcosa di meglio rispetto a quel mezzo miracolo che fecero allora i tecnici della BBC inglese e coloro che hanno realizzato il progetto con la componentistica dell'epoca. Il mio giudizio, pur sintetico, è che quei diffusori possedessero una particolare magia nella riproposizione del messaggio musicale ma che mancassero di una parte troppo cospicua di frequenze basse, oltre ad una più limitata carenza in gamma altissima. Vorrei pregare che già mi sta lanciando voodoo e maledizioni varie di proseguire con la lettura prima di emettere sentenza inappellabile di condanna; c'è sempre da imparare in questa vita e soprattutto in questa materia, in primis per il sottoscritto.

 

 

            La descrizione

 

 

            46 x 22 x 27: queste le dimensioni espresse in centimetri dei diffusori in prova in questa recensione (a x l x p); si tratta quindi di bookshelf di dimensioni medie e di peso più che sufficiente, circa 14 Kg. l'uno. La provenienza è DOC: Avalon Professional, divisione completamente separata dalla normale Avalon, quella che normalmente (si fa per dire, visti i costi) entra nelle nostre case. Ci sono comunque varie analogie tra le due serie: innanzitutto il comune progettista, quel Neil Patel davanti al quale, malgrado l'età ancora piuttosto giovane, la maggior parte dei fabbricanti di diffusori di questo mondo si toglie il cappello con rispetto ed ammirazione, il design esterno piuttosto simile a quello delle serie "home" e gli altoparlanti in ceramica prodotti anche questa volta da Thiel & Partners in Germania.

 

            Semplice la descrizione dell'esterno: il frontale è sfaccettato per minimizzare le riflessioni del baffle ed inclinato leggermente per una corretta fase d'emissione dei due altoparlanti. 

 

            Sul frontale stesso sono applicati due fogli di spesso feltro per renderlo completamente sordo, lasciando aperti due fori delle esatte dimensioni degli altoparlanti. La finitura è in un materiale plastico assai ruvido e probabilmente resistente (non ho fatto prove distruttive) di colore nero. La parte posteriore ospita i geniali morsetti Cardas che accettano qualsiasi terminazione dei cavi di potenza, con leggera preferenza per le forcelle. 

 

 

            La parte inferiore prevede invece il foro del tubo d'accordo del reflex, del quale riparleremo dopo. Il diffusore ha quindi necessità di qualche centimetro d'aria sotto di sé, garantito dallo spessore offerto dai piedini in gomma, sostituibili con 4 acuminate punte fornite di serie.

 

            Il completissimo manuale che accompagna le M.M. è una miniera d'informazioni da studiare attentamente, circa il migliore posizionamento in ambiente, sia in uno studio di registrazione, per il quale nascono, sia in ambiente casalingo, per il quale uso le M.M. vanno . come vedremo poi. Il primo problema da affrontare consiste nel trovare un'adeguata base d'appoggio per i diffusori, che presentano una pianta piuttosto larga, coi piedini disposti agli estremi della stessa. Servirà quindi un appoggio di dimensioni che comunemente non sono quelle dei normali supporti in commercio. Io mi sono arrangiato come ho potuto, ma per una soluzione definitiva ed auspicabile per ottenere le massime prestazioni, si dovrà cercare qualcosa di adatto o, alla peggio, farselo da sé. Del resto queste M.M. nascono per essere appoggiate sulle console di missaggio degli studi di registrazione, che non si fanno troppi problemi a sbatterle dove c'è un buco libero. L'importatore italiano le dimostra usualmente poggiandole su un DAAD di altezza appropriata. La soluzione è casalinga, visto che la produzione dei DAAD è curata dalla stessa Azienda, ma probabilmente valida, conoscendo l'orecchio di Italo Adami. Io non avevo a disposizione quei supporti e quindi, Dio mi perdoni, ho preso due ripiani in truciolare che avevo sottomano e li ho usati sopra i miei normali supporti Target riempiti di sabbia e poggianti su punte. Mi resta l'impressione di non essere riuscito a trarre il meglio in queste condizioni da un diffusore che potrebbe essere usato come uno strumento di misura per tutto ciò che è tenuto a suonare, ma tant'è; se si può fare di meglio è solo "grasso che cola".

 

            Diamo una scorsa a ciò che ci dice Avalon in merito a questi piccoli e costosi gioiellini, magari aggiungendo qualcosa dal nostro sacco.

 

            La progettazione di queste M.M. è stata curata in collaborazione con prestigiosi tecnici del suono per ottenere le caratteristiche necessarie ad un buon monitor da ascolto in campo ravvicinato, quali un fuoco estremamente preciso, la massima risoluzione e un bassissimo rumore residuo. Tutto ciò al fine di evidenziare le eventuali connessioni di microfoni fuori fase ed il corretto posizionamento degli stessi. Come si accennava in precedenza, le M.M. sono dotate di punte da montare al posto dei piedini in gomma, con l'effetto di aumentare l'articolazione e di bilanciare la timbrica. Inoltre si descrive un miglioramento nel fuoco e nella stabilità dell'immagine. C'è poi l'interessante idea dei condotti reflex sostituibili semplicemente svitando le tre brugole sul fondo del diffusore. Si tratta di tre piccoli tubi in plastica svasati nella parte esterna, di tre lunghezze diverse, che accorderanno il diffusore in gamma bassa in modo diverso. Quello montato all'atto dell'acquisto è di una misura intermedia ed accorda il diffusore a 36 Hz, mentre gli altri due cambiano la frequenza a 42 o 32 Hz. Avalon afferma che cambiando l'accordo a 42 Hz si riduce l'accuratezza dei transienti e si aumenta il peso nella regione del calore dello spettro di frequenze (in parole povere si otterrà una maggior presenza sul mediobasso). Il risultato opposto si otterrà con l'accordo a 32 Hz, dando ancora più peso alle frequenze medie. Io non ho fatto le prove, preferendo accordare il diffusore mediante il posizionamento in ambiente, da me non vincolante. Chi invece non ha troppe possibilità di scelta si potrà avvalere con profitto di quest'opzione tanto interessante quanto inconsueta. Altre caratteristiche degne di rilievo sono gli altoparlanti ceramici, le misure individuali di ognuno di essi al fine di ottenere bassissime tolleranze d'accoppiamento, l'impedenza piuttosto regolare che non farà soffrire i vostri amplificatori, il cablaggio in aria del crossover e la componentistica di alta qualità, il cabinet estremamente sordo e refrattario alle vibrazioni indotte dagli altoparlanti. 

 

            Riporto, come d'abitudine, l'elenco degli apparecchi componenti l'impianto d'ascolto:

 

            Giradischi: Basis 2001, braccio Graham 2.2, testina Scan Tech Lyra Helikon

 

            Cavo phono: Extreme Phono Crimson

 

            Pre Phono: Audio Research PH-3

 

            Cavo tra pre phono e Preamplificatore: MIT Shotgun S2 

 

            Lettore digitale multistandard TEAC DV-50 

 

            Cavo tra lettore digitale e preamplificatore: Transparent Music Link Super XLR

 

            Preamplificatore: Bryston BP 25

 

            Cavo tra pre e finali: MIT Shotgun S1 XLR

 

            Finali: Bryston 7B ST

 

            Cavi di potenza: Transparent The Wave Super XL

 

            Cavi di alimentazione: MIT Shotgun AC 1 ed altri autocostruiti

 

            Tavolino: Atacama Equinox Pro

 

            Supporti preamplificatore: Gingko Audio Mini-clouds

 

            Filtro di rete: Black Noise 2500

 

 

            Caratteristiche tecniche: 

 

 

            due vie bass reflex con Woofer ceramico concavo da 7" e Tweeter ceramico da 1"

 

            Sensibilità: 87 dB

 

            Impedenza: 6 Ohm (5,5 Ohm minima)

 

            Risposta in frequenza: 58-24.000 Hz +/- 1,5 dB in camera anecoica

 

            Amplificazione raccomandata: 75 - 200 W

 

 

 

            Ceramic power

 

 

 

            Conscio del fatto che un testo scritto su Internet richieda, per la sua corretta fruizione, un'attenzione superiore a quella di uno su carta, questa volta non mi dilungherò troppo sulle impressioni d'ascolto di ogni singolo disco, per non sottrarre spazio ad alcune considerazioni generali che ritengo piuttosto importanti. Desidero in ogni caso darvi un'idea almeno di alcune registrazioni utilizzate per questa prova d'ascolto, anche per soddisfare quei lettori che cercano spunti per i loro prossimi acquisti musicali. Ho quindi utilizzato:

 

            Grieg - Peer Gynt - BIS (SACD), Jefferson Starship - Eagle (LP) stampa USA, Nina Simone Sings the Blues (LP), Vivaldi - The Four Seasons - FIM (SACD) e molti altri che mi hanno accompagnato per quasi due mesi di ascolti alternati Avalon - Avalon (I miei riferimenti sono appunto le Avalon Opus Ceramique).

 

            Sono partito con un posizionamento tipico da bookshelf, in presenza di spazio a sufficienza (la mia stanza dedicata misura un po' più di 20 mq), posizionando le M.M. a circa 1,20 m dalla parete di fondo. Il suono mi ha impressionato e colpito immediatamente per la precisione chirurgica, mai a discapito della musicalità, anche se appariva un po' sbilanciato verso una gamma medioalta prominente ma mai pungente. La soluzione era a portata di mano; è bastato avvicinare i diffusori alla parete di fondo di una ventina di centimetri, per "riscaldare" la riproduzione a livelli più consoni ad un ambiente domestico, senza praticamente perdere nulla nella ricostruzione dello spazio virtuale. A proposito di quest'ultimo: difficile fare di meglio, anche per i più mini dei minidiffusori. I diffusori sono rimasti sempre in posizione parallela alla parete di fondo, non richiedendo alcuna inclinazione nel mio ambiente. Ho provato a sedermi praticamente in mezzo a loro, a 50 cm di distanza dall'immaginaria linea che li univa, e non sono riuscito ad udire alcun suono provenire direttamente da loro; tutta la musica continuava ad uscire dalla parete di fondo. Il miracolo della "sparizione dei diffusori", tanto sollecitato da ogni audiofilo sulla faccia di questa Terra, è avvenuto con la massima facilità e senza impazzire con posizionamenti strani, improbabili inclinazioni dei diffusori a centro stanza, spostamenti di mobili, suppellettili e contorsioni sulla poltrona d'ascolto. 

 

            Estrapolo dal Peer Gynt "La Danza di Anitra" (che non è un volatile felice perché scampato all'aviaria), dove ascolto con immenso piacere una ricostruzione armonica da primato ma soprattutto, per la prima volta sono costretto a ricredermi su quello che credevo un dogma dell'hi-fi e cioè la necessità di diffusori grandi per riprodurre come si deve un'orchestra grande. Signore e Signori, da queste Mixing Monitor esce un'orchestra completa e per quanto ci diate dentro col volume e l'amplificatore ve lo permetta, il suono non risulta mai compresso, l'immagine non crolla miseramente come un castello di carte al primo soffio e la dinamica fa spavento. Le voci recitate sono perfettamente localizzabili sul palcoscenico, tanto da ritrovarsi a girare gli occhi alla ricerca di chi sta parlando. A proposito: questa registrazione è straconsigliata, se vi piace il genere. I più forti pieni orchestrali sono risolti senza affanno e perfino i crescendo di timpani sono digeriti dalle M.M. come un brodino caldo. Se non fosse perché la prima ottava (e parte della seconda) non è reperibile (e vorrei pure vedere i contrario) e per una costante, leggera predilezione verso la gamma media, verrebbe da chiedersi se stanno suonando loro o le sorelle maggiori, che tra l'altro costano quasi quattro volte tanto. 

 

 

            La riproduzione del basso elettrico, frenata e chirurgicamente precisa, vi fa capire chiaramente se la registrazione è stata fatta microfonando l'amplificatore o collegando direttamente il basso alla console di mixaggio, come sempre più spesso avviene. L'equilibrio delle frequenze renderà felici coloro che hanno qualche problema di risonanza in basso; qui si riesce a far tremare la poltrona con due wooferini senza mai sbrodolare o gonfiare il mediobasso, trucchetto che non funziona più con gli audiofili un po' svegli. L'emozione di ascoltare la voce di Grace Slick con queste M.M. è impagabile, credetemi. Passando poi a quella di Nina Simone, si tende a restare senza parole. Ogni respiro, ogni inflessione della stanca voce di Nina è riproposta all'ascoltatore senza alcuna pietà, con la precisione di un bisturi appena estratto dalla sua custodia, senza che la riproduzione diventi in alcun momento fastidiosa o provochi fatica d'ascolto anche dopo prolungate sedute.

 

            Spietate, queste Mixing Monitor, state attenti a ciò che c'è a monte. Se uno dei vostri componenti ha una pecca, queste non si faranno scrupolo di farvelo notare, tanto loro non hanno paura di niente e di nessuno. In compenso non sono il genere di diffusori schizzinosi, quelli che se la registrazione non è di quelle pirotecnico-audiofile che del resto fanno suonare bene anche le chiaviche, vi fa venire voglia di cambiare disco. Se la registrazione è pessima non migliora, evidentemente, ma il piacere d'ascolto è più collegato al lato artistico che a quello tecnico; spero d'essermi spiegato. La gamma media è quella dei migliori pannelli elettrostatici, col vantaggio di una dinamica evidentemente superiore e più vicina alla realtà e senza troppi vincoli circa il posizionamento o il punto d'ascolto.

 

 

            CONCLUSIONI

 

 

            Avevo già ascoltato questi diffusori in occasione di un paio di fiere ma, come sempre, il miglior giudizio che si possa dare matura in casa propria e col proprio impianto, quando ci si può concentrare appieno sul componente che si sta provando, conoscendo a menadito le prestazioni e le eventuali idiosincrasie del resto della catena audio. Ebbene, il mio giudizio, già abbondantemente positivo, esce da questa prova rafforzato. Questi diffusori sono un capolavoro che fa esattamente ciò che è chiamato a fare, probabilmente ai massimi livelli raggiungibili dalla tecnica attuale. Il fatto di poter variare le loro caratteristiche timbriche con la semplice sostituzione del tubo d'accordo va incontro ai gusti specifici degli ascoltatori che non possono permettersi scelte di posizionamento troppo ampie, permettendo loro di ottenere le massime prestazioni acustiche. 

 

            Il loro prezzo non è esattamente per tutte le tasche, ma questo è più che prevedibile, conoscendo il marchio di provenienza. Devo però dire che non so quante alternative mi sentirei di consigliare per la stessa cifra. Con queste Mixing Monitor sacrificherete un po' del basso più estremo, ma per il resto saprete di avere in casa qualcosa che difficilmente potrete migliorare se non stanziando cifre molto, molto più elevate. A chi invece sconsigliarle? Per prima cosa, a chi ha ambienti d'ascolto molto grandi, visto che non nascono per quest'esigenza. E poi le sconsiglierei a tutti quelli che evidentemente, avendo l'orecchio poco abituato ad ascoltare musica dal vivo, si crogiolano nei loro diffusoroni dal basso gonfio e debordante, inesistente in natura ma tanto "cool". Che poi con quest'ultimo coprano buona parte della gamma media, poco importa. Sappiamo tutti molto bene quanto l'effetto "loudness" soddisfi le brame anche di audiofili che si ritengono esperti. Sappiamo anche quanto il suono neutro e naturale appaia "poco hi-fi" a coloro che passano il loro tempo a provare gli apparecchi più disparati fino a conoscere a menadito il suono di ogni marca di condensatori, diventando enciclopedie viventi sulle più minute differenze che intercorrono tra la versione MK I ed MK II di qualsiasi cosa ma senza avere alba di come la musica suoni dal vivo. O i tipici audiofili da forum, quelli che credono di metterti in difficoltà chiedendoti cosa significhi per te l'espressione "suono naturale" e non si accontentano della risposta più semplice: "quello che mi ricorda maggiormente il suono dal vivo". Sarà forse perché l'idea di musica dal vivo a loro non suggerisce nulla?

 

            Ecco, a questa seconda categoria di persone soprattutto sconsiglio le Mixing Monitor, perché avrebbero finito di giocare coi diffusori. Questa è roba seria. 

 

            Tutti gli altri possono correre ad ascoltarle ed eventualmente ad acquistarle. Non se ne pentiranno quando le ascolteranno in casa propria, non se ne pentiranno se disgraziatamente dovessero necessitare dell'assistenza, visto che Avalon manderà i ricambi in base alle misure degli altoparlanti montati in precedenza ed accuratamente archiviate, in modo da garantire la perfetta corrispondenza di prestazioni, non se ne pentiranno quando dovessero decidere di rivenderle, vista la loro tenuta sul mercato dell'usato.

 

            Questa volta lasciatemelo dire a voce alta: i migliori bookshelf passati vicino alle mie orecchie.

 

            Prosit!