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I nostri suggerimenti per la migliore messa a punto della tua sala d'ascolto

Da quali considerazioni  si parte usualmente per  scegliere i componenti del sistema di riproduzione sonora da mettere in casa propria?  La più frequentemente adottata è quella circa il budget. Appare ovvio, prima di tutto, ragionare su cosa permettono le risorse disponibili. Sfortunatamente consideriamo come tali solo i denari che possiamo spendere e non le possibilità-limiti  offerti dall'ambiente dove andremo a collocare il sistema.


Vorrei partire da un fatto, forse ovvio, ma che, per chiarezza, vorrei porre in evidenza fin da subito. Il suono naturale, per comodità, potrebbe essere definito come monofonico omnidirezionale. Questa definizione non vale ovviamente per un sistema di riproduzione stereofonico che può essere definito solamente come stereofonico anche in presenza di diffusori omnidirezionali.


I DAAD sono dei congegni acustici passivi che funzionano dalla basse frequenze superiori fino alle altissime frequenze, capaci di diffondere ed assorbire energia sonora al fine di controllarla per le necessità  della  riproduzione sonora  stereofonica e/o multicanale o per le esigenze della registrazione in campo audio professionale...


La ragione iniziale che mi ha indotto a scrivere una pagina dedicata ai Daad, dispositivi acustici quanto mai controversi per ragioni di varia natura, ma principalmente di tipo estetico-funzionale, economico, culturale, etc., recentemente introdotti nel mio sistema con esiti entusiasmanti (che non esito a definire di "svolta" e si sa che le svolte obbligano sempre a fare un bilancio delle proprie esperienze...), era quella di prendere lo spunto dal trattamento acustico ambientale per descrivere, una volta tanto, quello che sta dietro le recensioni degli apparecchi e dei sistemi presentati in questo sito, vale a dire il mio sistema-ambiente e i cambiamenti ad esso apportati nel corso di un lunghissimo periodo di tempo, iniziato 25 anni fa.


L'hi-fi è un mondo affascinante, ma difficile. E' un luogo ad alta complessità dove convergono numerosi fattori di incertezza. Molti componenti da interfacciare, la connessione fra sistema e contesto, la relazione fra sistema, contesto cultura e sensibilità  di colui che desidera ascoltare musica riprodotta. Variabili su variabili difficili da controllare e governare.


I sistemi audio multicanale dedicati alla visione cinematografica domestica,  possono vedere l'impiego di 4 vie (due anteriori e due posteriori), 5 vie (come prima più un canale centrale), 7 vie (come prima con l'aggiunta di due canali laterali). Per l'ascolto di musica registrata  in multicanale, ad esempio su SACD, è obbligatorio l'impiego di cinque canali da disporre secondo una precisa geometria. Il classico ascolto in stereofonia si fonda sull'utilizzazione di due canali. In ognuna di queste soluzioni può essere aggiunta una via ulteriore specializzata nella riproduzione delle frequenze più basse: il subwoofer.


In questo intervento ci occuperemo del trattamento acustico dei piccoli ambienti domestici, delle loro tipologie, della loro evoluzione nella storia...


Nel marzo del 2001, Fabio Liberatore, mio amico e socio, ed io eravamo a Hong Kong per promuovere i DaaD. Da qualche tempo, come conseguenza del loro fortunato impiego in alcune sale al CES di Las Vegas, ne era iniziato un piccolo flusso dall'Italia verso l'ex colonia inglese.


Come deve essere una sala d'ascolto o una sala audio-video? E' migliore quella rettangolare o quella irregolare? E' vero che la stanza a pianta quadrata è la peggiore? E quali sono le dimensioni più indicate per avere un suono senza problemi? E' preferibile ...


La stereofonia è un imbroglio. E' un utile inganno come lo è il cinema. E' nota a tutti la capacità del cervello umano di integrare gli stimoli in arrivo al di sotto di un determinato lasso di tempo : immagini proiettate una dietro l'altra ad una determinata frequenza danno l'illusione del movimento.


Trovo che  'focalizzazione' sia  una parola antipatica che suona sgraziata e stridente, troppo lunga e eccessivamente caricata dal peso di molte 'zeta'. Tuttavia descrive una caratteristica molto importante del suono stereofonico: la capacità di una registrazione o di un sistema hi-fi di ricostruire immagini stereofoniche ben ancorate nello spazio, precise, salde, di dimensioni realistiche, con contorni ben definiti e circondate di aria.


La differenza più evidente fra il suono vero e quello riprodotto è che quest'ultimo è più compresso. La dinamica è la differenza di intensità che esiste fra il suono udibilmente meno forte e quello di intensità maggiore.


Definirla con una sola parola è molto facile: articolazione è informazione. A mio parere è il parametro sonoro 'temporale' maggiormente significativo in fase di riproduzione


Per capire quant'è infido il tentativo di definire il bilanciamento tonale basterebbe prendere in mano due copie di una stessa fotografia, la prima con una lieve dominante rossa, la seconda con una dominante verdognola.  Se si osservassero le due foto separatamente non individueremo alcuna devianza.


L'immagine sonora è l'essenza della stereofonia ed è la ragione per la quale fu inventata. Prima di essa c'era il suono monofonico, un suono fatto per un solo diffusore. Cosa mancava a questo suono? La dinamica? Alcune vecchie registrazioni di alta qualità ci permettono di rispondere a questa domanda in modo netto: no, ad una buona registrazione monofonica la dinamica non faceva difetto.